giovedì 20 novembre 2014

quelli che per addormentarsi cantano mad world

Giambattista Valli primavera-estate 2015

l'ho preiscritta a un corso di cinese

le ho spiegato l'importanza della tenacia nella vita

le ho raccontato la sua prima favola (senza principesse) a 1 giorno. dopodiché le ho regalato una montagna di libri

le ho fatto imparare almeno 30 filastrocche di gianni rodari negli ultimi 18 mesi

ogni giorno (anche quando è malata) suona il violino per stimolare l'ippocampo

non le ho mai fatto crescere i capelli oltre le spalle

il suo amico d'elezione, dal primo mese di vita, è un maschio

vive con me

sua nonna è intellettualmente anarchica, l'altra nonna pare uscita da un romanzo di marquez

suo nonno è un fisico

l'altro nonno neppure l'ha conosciuto

suo padre (scusate la settemilionesima ripetizione, ma queste sono cose che segnano) un natale di due anni fa, mi ha regalato una ventola per raffreddare il computer incartata in una scatola di cartone con su scritto amazon.it

non ha mai indossato scarpe inglesi coi buchini, ma solo all star

ha la frangia (in crescita)

mangia integrale e comincia a comprendere il significato dell'essere vegani

non le compro mai giochi se non a natale o al suo compleanno

ho provato a educarla seguendo un'idea vagamente steineriana

credo non abbia mai visto sua madre (io) in gonna, se non prima di andare a un matrimonio

ho provato a rispondere a qualche quiz dai test d'ingresso per una qualsiasi università dell' ivy league. così tanto per sognare un po' (per harvard mi venderei tutti i miei vintage, veritas)

va a scuola in divisa

l'ho portata a teatro tutto lo scorso inverno

in macchina, ascolta musica classica e la canticchia

ha passato in giardino ogni giorno (- qualcuno) della sua vita, a scavare buche con i bastoncini, a raccogliere castagne non commestibili, mangiare cachi, saltare nelle pozzanghere, tuffarsi nelle foglie

la sera, prima di addormentarsi, cantiamo insieme mad world di gary jules e le racconto la storia di un lupo che si chiama grigio che si è perso in un bosco 

non ho avuto il coraggio di guardarla dritta negli occhi per dirle che babbo natale esiste e scende giù da un comignolo con un'amica renna che mangerà un biscotto per lasciare regali impacchettati al polo nord con aiutanti pinguini. ho semplicemente glissato, pensando ad harvard (veritas)

le ho insegnato i nomi dei designers a 1 anno, spiegandole come funziona la filiera del made in italy

mi ha chiesto di portarla a un concerto di jovanotti dopo aver ascoltato ti porto via con me. le ho promesso anche de gregori

le ho comprato una borraccia d'alluminio perché la plastica è difficile da smaltire 



e lei, per natale, ha scritto da sola (su dettatura) una letterina a babbo natale con un pennarello blu, chiedendo come regalo, un ABITO DA SPOSA


(svengo, rinvengo e risvengo, poi rinvengo e ancora risvengo. che sia almeno di Giambattista Valli)










domenica 16 novembre 2014

3,14159 26535 89793 23846 e qualche pensiero

cambiare prospettiva. usare la teoria della relatività per dare un tag colmo di fascino al proprio figlio. perché non è i-rrequieto, i-ngestibile, i-nsopportabile, i-nstancabile, i-ncomprensibile, i-perattivo, i-persensibile e altre stupide i-ntuizioni che cominciano per i.

no, lui è quanto di più vicino all'infinito ci sia nella vostra famiglia. è musica, energia, filosofia, matematica, trigonometria, fisica, meditazione, nirvana.

lui è e=mc2.

è pi greco.

lui non è altro che un affascinante numero irrazionale che tende al sublime. lui è infinito.

lui è quasi velocità della luce. lui che non sta mai fermo nemmeno quando dorme, che non riesce a finire una cosa che già ne sta facendo un'altra, non è altro che una particella in viaggio a quasi 300.000 km/s, anzi a 299.792,458 km/s.

lui che non ha mai dormito negli ultimi 3 anni e che è l'unico al primo anno di scuola materna che non fa il pisolino. eh beh? la luce dorme?

lui non è strano, lui è superluminale. specialmente unico e contemporaneo. profondo come un atomo e veloce come la luce. lui è pura energia che tende all'infinito.

per belfy (e per me.) e per tutte le mamme di quei bambini atomici. che non sono altro che poesia. e infinito.

venerdì 7 novembre 2014

2 anni e 11 mesi con un'attitudine schopenhaueriana



mamma: belfy tra poco è il tuo compleanno

belfy: io festa

mamma: che colore vuoi per la tua festa?

belfy: tutto nero

mamma: sei sicura?

belfy: anche marrone

mamma: che regalo vorresti?

belfy: ovo, mela, cussino

mamma: che? cuscino?

belfy: pe' letto

mamma: un cuscino per il letto?

belfy: sì. anche letto

mamma: vuoi anche un letto?

belfy: grande come ory

mamma: va bene, amore, ma non vuoi, che ne so, il costume di anna o elsa?

belfy: no, ovo

mamma: e la torta? come la vuoi la torta?

belfy: ovo
mamma: a forma di uovo o fatta con l'uovo?

belfy: ovo ovo

mamma: a forma di uovo, al gusto di uovo?

belfy: sì

mamma: va beh. a posto così. chi invitiamo? i tuoi compagni di classe?

belfy: solo banca

mamma: bianca, l'amica di lili o la tua compagna di classe?

belfy: lili e mia

mamma: tutte e due, allora. e poi?

belfy: solo bimbe bianca

mamma: eh? solo bambine che si chiamano bianca?

belfy: sì

mamma: e gli altri? i tuoi compagni di classe li invitiamo però. bianca tua per esempio ha una sorella, mica possiamo invitare solo bianca no?

belfy. solo bimbe bianca. festa mia



alegher. per il linguaggio, magari oltre all'uovo e alla mela, pure il tractatus di Wittgenstein sarebbe una brillante idea regalo che magari è la volta buona che una subordinata la si riesce a infilare nel dialogo. così, per dire

lunedì 3 novembre 2014

forse sarebbe il caso di riflettere sul caso Moncler

forse sarebbe il caso.

questo è il primo pensiero che mi è venuto in mente dopo aver visto la puntata di Report dedicata a Moncler. forse sarebbe il caso di fare qualcosa. forse sarebbe il caso di smetterla di fare, ogni volta, finta di niente perché è più comodo. forse sarebbe il caso di dare importanza a quel segmento di intelletto, o di anima, che si chiama coscienza. quel sentimento analitico che dovrebbe servire a comprendere la differenza tra il male e il bene, facendoci tendere verso quest'ultimo.

forse sarebbe il caso di fare un sacco di cose. come smetterla di mangiare animali che prima di arrivare sui nostri piatti vengono torturati e, nel migliore, dei casi, soltanto uccisi. oggettivamente, sono una vegetariana che rompe poco le scatole. non osservo con odio chi al ristorante ordina un filetto, ma, se devo dire la verità, mi chiedo ogni volta come sia possibile che nel 2014 esistano ancora così tanti esseri umani che sistematicamente mangiano animali che qualcuno ha torturato e ucciso per loro. senza alcun dubbio o rimorso.

forse sarebbe il caso di prendere una posizione.

onestamente continuo a stupirmi di come sia possibile che la stessa persona tratti un cane come un figlio, si indigni guardando servizi in televisione sui maltrattamenti nei canili, e allo stesso tempo serva bresaola e prosciutto per pranzo alla propria famiglia come se nulla fosse.

forse sarebbe il caso, prima di comprare un salamino, di guardare un qualsiasi video di youtube che mostri come vengono macellati i maiali. e ascoltarne le grida disperate.

non amo i moralismi, sono la prima, ogni tanto, a sbagliare, e continuo, nonostante tutto, a non pretendere che le mie figlie siano integraliste senza averlo scelto personalmente. eppure ogni volta che "cedo", la mia coscienza si fa sentire. ogni volta che mangio un uovo, che assaggio una vongola, mi sento in colpa. so che ho fatto qualcosa che umanamente, e coscientemente, non andrebbe fatto.

forse sarebbe il caso di chiedersi in che modo vengono munte le mucche da latte e come sono allevate le galline ovaiole. o i pesci.

forse sarebbe meglio se invece di leggere l'ennesimo giallo in vacanza, una volta ogni tanto, si optasse per qualcosa di un po' più utile, qualcosa di immediata comprensione, come se niente importa perché mangiamo gli animali di jonathan safran foer.

forse sarebbe anche il caso di usare una borraccia da riempire con acqua di rubinetto invece di comprare migliaia di bottiglie di plastica che, se non smaltite, finiscono al polo nord, con conseguenze drammatiche per la fauna del luogo. forse basterebbe ricordarsi di uscire di casa con una borsa di stoffa prima di andare al supermercato. o, almeno, utilizzare le scatole di carta riciclata.

forse sarebbe il caso di non comprare un portafoglio taroccato solo perché è carino, costa meno e chi se ne importa, senza pensare a ciò che comporta (evasione fiscale, sfruttamento del lavoro minorile e delle persone provenienti dai paesi poveri, rischi di salute per i consumatori, chiusura di aziende regolari, aumento della disoccupazione).

forse sarebbe il caso di acquistare un'auto nuova non solo perché è bella, ma anche perché non inquina (esiste il metano, per esempio).

forse sarebbe il caso di smetterla/che io la smettessi di sognare e comprare borse e scarpe fatte con pelle di animali uccisi. meglio le sneakers di stoffa. le borse prodotte senza alcun materiale di origine animale. esistono.

forse sarebbe il caso di fare qualche scelta di coscienza. e non solo di comodità.

forse sarebbe il caso di cominciare a pensare. e di informarsi per arrivare ciascuno di noi con i propri tempi e modi, a scelte un po' meno ipocrite. perché non è mai troppo tardi per fare qualcosa.

ed è inevitabile che dopo aver visto il video del disumano spiumaggio delle oche, trasmesso ieri sera a Report, passi la voglia a chiunque di comprare un piumino Moncler. ma forse sarebbe anche il caso di farsi delle domande, di andare un po' più fondo. forse sarebbe il caso di chiedersi se questa mostruosa usanza non sia stata, più o meno volutamente, acquisita anche da altri marchi. e chissà quante altre domande, molti di noi, me compresa, non si sono fatti prima di acquistare qualunque cosa.

forse basterebbe comprare con un po' più di attenzione, cercando le case che rendono tracciabili i metodi utilizzati per la produzione, come Stella McCartney, Patagonia e Brunello Cucinelli. e molti altri ancora.

forse sarebbe davvero il caso di fare un sacco di cose. forse.

(e così, solo per dovere di cronaca, questo sfogo è diretto anche a me)



#l'insostenibileleggerezzadell'hashtag





qualcuno salvi il mondo dagli hashtag. qualcuno ci liberi dal cancelletto. #cheilcielocisveglidaquestoincantesimo. ridateci la vita senza #instaqualcosa. 

ridateci le foto con la data sul retro. gli sms con il t9 che corregge fischi per fiaschi. e le lettere dove per esprimere un concetto ci vogliono almeno 4 consecutio temporum.

ridateci una reggente, una subordinata. un condizionale e pure un futuro anteriore.

ridateci 4 amici al bar, i segreti da sussurrare all'orecchio e il calcetto della domenica.

fateci sognare un mondo senza #picoftheday e #truequalunquecosachepoiditruec'èbenpoco.

ridateci le favole al telefono di gianni rodari e il povero drogo che ha conosciuto il senso del tempo, aspettando una vita (senza whatsap) un tartaro che non è mai arrivato.

fateci sognare un futuro in cui le proposizioni subordinate congiuntive si uniscano in coro e inneggino alla rivoluzione: a morte il cancelletto, a morte il cancelletto. ridateci, piuttosto, il telefono coi fili e le cabine rosse, Yves Saint Laurent a marrakesch con Pierre Bergé e la Sala Bianca di Walter Albini.

e se non lo fate per me, fatelo almeno per ory e per belfy.

a morte il cancelletto, a morte il cancelletto
pugni alzati
che la rivoluzione abbia inizio 

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