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venerdì 17 aprile 2015

non aprite quella busta (dedicato a tutte le mamme che hanno scelto di cambiare)

io, in Stella McCartney. punto.
aaaaaaahhhhhh
a i u t o
succede così, che nemmeno te lo aspetti. tutto sembra filare liscio, poi un mattino, basta il rumore della carta e si mette tutto in discussione.
è capitato anche a me.
no, ma dico, non gliel'hanno raccontato di quando ballavo sul cubo con John Galliano?
o, forse, non ero io.
massì, che ero io.
la stessa? un sogno?
ecco. l'ho sapevo. ci sono ricascata, l'ho sognato, come quella volta che ero a marta's vineyard con john john, carolyne e jackie. c'era anche una sirena a manhattan. infatti, era un sogno. quello.

eppure, pare vero. dico di John Galliano, non di carolyn, jacky, john john e la sirena (che poi non mi è mai piaciuta).
dai, che è vero. sì, che è vero. sono andata anche in show-room da Roberto Cavalli a scegliermi un vestito pazzescamente incredibile. verde ramarro. un po' metal. da fatalona (quale non sono).

eccome se è vero. ho mangiato paella con tilda swinton e ho ballato con giannina facio e john galliano. fino all'alba, fasciata in un abito drappeggiato verde ramarro. ho testimoni. io ho dei testimoni. e lo dimostrerò.

q u e l l o  n o n  e r a  u n  s o g n o
p r o p r i o  p e r  n i e n t e
e allora?
e poi?

poi, niente, poi mi sono sposata in chiesa come cenerentola, biancaneve, rapunzel, la bella addormentata. sono nate due piccole bambine scalpitanti di energia e domande e pensieri e bisogni e parole e moccio. io mi sono presa una pausa, poi ho piantato la salvia e il rosmarino.
ho comprato due piante di limoni che d'inverno metto al caldo, sul pianerottolo, ho ricominciato a leggere e a sognare, dimenticato i tacchi che non riesco neppure più a pensarli. io non mi ricordo come si fa a camminare sui tacchi. a cucinare, per fortuna, non ho imparato (pfiu)
mi sono specializzata in guida a medio raggio e ho esercitato la pazienza nemmeno fossi un monaco tibetano appena uscito da 6 secoli di silenzio e mandala di sabbia colorata.

poi, però, è successo.
è successo che una mattina di aprile, in un'anonima busta bianca, è arrivato un fulmine che ha squarciato il mio cuore. (per cui, mai aprire buste al mattino in aprile. consiglio da amica)

gentile signora prèt-a-maman,
essere casalinga oggi ha un valore non solo sociale ma anche economico. se sei casalinga, tra i 18 e i 65 anni, e ti occupi a tempo pieno, gratuitamente e in via esclusiva della casa, assicurarsi contro gli infortuni domestici è obbligatorio.
firmato, 
il signor presidente dell'Inail

aaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhhhh

spiace, se ricomincio a fumare?

archivio degli archivi.
ciao, ehi tu, faccia leggera di 10 anni fa, che sogni di salire su un volo per parigi con carine roitfeld, ehi tu? ci sei ancora, ve'? che poi, tra l'altro, se posso darti un consiglio, i consigli "cool", ecco, anche no.








martedì 14 aprile 2015

sognisognisognisogni

tee, American outfitters
su smallable.com

abbiatene sempre. abbiatene tanti. figlie mie. di sogni. sognate sempre, qualunque cosa accada. non ve la prendete se mamma vi nasconde i regali del compleanno, vi fa aspettare cento domeniche prima di avere un gelato. tutto è perché possiate continuare a sognare.

non vi arrabbiate, quando vi darò 10 euro come paghetta a 16 anni, quando non vi comprerò nè presterò, nessuna delle mie borse per uscire. non ve la prendete con papà, che non ha voluto che aveste una casetta con cui giocare in giardino. 

lo so, vi sentirete sfigate. peggio, preparatevi, avete di fronte a voi, lunghissimi anni da bambine sfigate. ne soffrirete un po', a volte urlerete per la rabbia, ma un giorno capirete. e, se vorrete, io sarò a braccia aperte, lì ad aspettarvi, a confortarvi. perché vi amo e perché ci sono passata anch'io. 

si nasce, sognando, è vero. ma si impara anche a farlo. desiderando qualcosa che non si ha. immaginando avventure da compiere, libertà da conquistare. aveva ragione Schopenhauer. la felicità è l'attesa tra un desiderio e la sua realizzazione. tutto il resto potrebbe anche non essere nulla. o quasi.

non abbandonate mai i vostri sogni, nutriteli, costruiteli, pensateli in grande, condivideteli, visualizzateli. non li dimenticate, nemmeno quando sarete stanche, distrutte, appallottolate sul pavimento.

non permettete a nessuno di calpestarli, sminuirli, trasformarli in qualcos'altro.

fate che siano i sogni a guidarvi nelle scelte importanti e non vi curate di chi vi prenderà in giro. voi continuate a sognare.

sognate. una merendina, una corona, l'uomo perfetto (sogno molto pericoloso, questo), il lavoro della vita, gli amici per sempre, un abito, un viaggio, una camicia di Stella McCartney, la treccia di elsa, lo yogurt con gli smarties.

sognate, sognate e sognate.

e se vorrete, quel che sognate diventerà reale. anche se, vi ricorderete, mamma l'ha sempre detto. non c'è paragone tra sogno e realtà. il sogno vince. 

sogni d'oro, bambine mie.






venerdì 3 aprile 2015

sarà una buona pasqua solo se smetteremo di essere imbecilli





non sopporto chi dice, oh no, non posso guardare. sto troppo male

non sopporto chi pensa, con tutte le cose brutte che succedono, sarà mica questa la peggiore

non sopporto chi continua a non pensare

non sopporto l'ipocrisia di chi tratta il proprio cane come un figlio e impana cotolette ogni sera

non sopporto la crudeltà gratuita che deriva dall'ignoranza consapevole, perché è più comodo

non sopporto e non mi fido di chi se ne infischia

mi dispiace, ma non lo sopporto e non riesco ad augurare buona pasqua a chi non prenderà coscienza

e non mi importa se non vi sarò più simpatica.

http://salvaunagnello.com

lunedì 30 marzo 2015

quel quasi niente che ho capito sulla corsa (e sullo sport)

moi (in total look Nike) +arcobaleno
poco stile, molta gioia
foto di elena cecchi
(e comunque quella gobba che spunta sui fianchi è un fazzoletto nel taschino, eh) 

ho capito che non sono elegante mentre corro, neanche se mi vesto come charlotte casiraghi in Chanel haute couture al ballo della rosa.

mi sono spiata nei vetri scuri delle vetrine di una bellissima domenica mattina, ho guardato e riguardato le immagini scattate dalla mia amica. sono una sciattona, spalle incassate dalla fatica, faccia paonazza, "falcata" pesante come una colata di cemento armato ripiena di patate d'alta montagna (strano, la sera prima della gara, ho mangiato solo un pallina di gelato vegano, dopo il riso ai porri. e il tofu saltato in padella. e qualche cece). e poi, non capisco, sto protesa in avanti, in cerca di un punto di equilibrio, lontano da me, almeno un metro. non so. mentre corro sono ancora più strana di quando penso. cosa vorrà dire?

mi hanno insegnato che si corre con le spalle aperte, i gomiti paralleli e la schiena dritta. mi hanno insegnato che i piedi cascano leggeri sull'asfalto. che sono in movimento continuo con il respiro. come fossero musica.
studierò, imparerò. ho maestri (di vita) molto speciali, io.

ho capito che correre è come una droga che appena ti conquista, ti divora e tutto comincia a ruotare intorno ai chilometri, secondi, ginocchia, traguardi, scarpe e, maledizione, è appena cominciata la mia avventura podistica e già mi si è rotto l'orologio. adesso?

ha capito che appena hai finito di correre e ancora non hai trovato la milza che hai perduto al dodicesimo chilometro, stai già pensando alla prossima corsa.

ho capito che non ho ancora capito come si fanno le ripetute.

ho capito che quelli bravi, prima di una gara, corrono già da un po', si riscaldano, mentre io chiacchiero al bar.

ha capito che trovare un'amica velocissima, che ti sprona, ti aiuta, ti conforta, ti consiglia, capace di fungere da ski lift, è come trovare un tesoro. per cui, grazie, mia nuova, preziosa, magggica, ispirante, magra e bionda naturale, amica gazzella.

ho capito che i vecchietti col cappellino da baseball che corrono sotto il sole e non mollano neppure quando piove sono l'ideale a cui tendere.

ho capito che potrei spendere più su nike.com che su netaporter.com. ho capito che adidas by Stella McCartney è il paradiso dei podisti modaioli. perché correre al parco con un paio di shorts tecnici traforati e a fiorellini è gioia pura.

ho capito che sono un lumacone uscito fuori dopo un temporale, ma non importa, diventerò un po' ghepardo, basta crederci e allenarsi. ho capito che la corsa è come il violino di ory. bisogna, provare, provare e riprovare. prima o poi, funzionerà come deve funzionare.

ho capito che quel giro di endorfine che dura tutto il giorno è un regalo a cui non ho più intenzione di rinunciare. e ho capito che non ci sono quasi limiti a ciò che possiamo fare.

ho capito che lo sport ha una grande valenza sociale ed educativa. che fa bene alla vita. se solo lo avessi intuito prima, sarebbe andata ancora meglio. ho fatto ginnastica artistica a livello agonistico, mia madre mi ha iscritto, nel corso della mia infanzia/adolescenza, a qualunque cosa, ma non ho mai approfondito, non ho mai realmente compreso la profondità di quei gesti, di quei salti, di quel sudore.

l'ho capito solo ora, da grande. quando sono nate le mie figlie e mi sono buttata a capofitto in qualunque sorta di movimento che mi appassionasse e ne ho fatto una routine meditativa quotidiana. gravity, yoga, golf, corsa. ogni giorno 1 o 2 ore, per disintossicarsi, per urlare senza doverlo fare, per spegnere i pensieri che fluttuano senza sosta, per ridere. 
se non avessi avuto lo sport, dopo la nascita di belfy, mi avrebbero già internato in un istituto psichiatrico su un eremo. in camicia (di Helmut Lang) di forza.

ho capito che la corsa mi ha incantata, anche se sono negata. ho capito che quando ci si innamora di uno sport si trova molto di più di un esercizio fisico. si trovano spazi sconosciuti. lo sport unisce persone diverse, che probabilmente nella vita quotidiana neppure si scambierebbero un sorriso. 

la corsa genera un'immediata empatia che trasforma sconosciuti in fratelli di sangue.

la corsa è magia, poesia, felicità, è infinito, è un mucchio di parole fulminee da raccontare agli amici. 

la corsa è condivisione. me l'hanno raccontato loro, le ragazze di running charlotte, che in fondo è come se mi avessero un po' adottato e, ancora una volta, grazie perché il karma vi renderà la gioia che avete regalato a me. visto che a voi devo questo nuovo grande amore, che già lo so, cambierà tutta la mia vita. 

la corsa fa ridere. la corsa è educazione e rispetto. la corsa è nostalgia. la corsa è disciplina e impegno. la corsa è anche un po' di follia, quel tipo di follia che rende ogni esistenza indimenticabile. la corsa è bellezza.

la corsa salverà il mondo. o, forse no. di sicuro, se tutti noi corressimo ogni mattina, il mondo sarebbe un posto sicuramente migliore in cui vivere. il mondo in cui vorrei vivere io.



lunedì 23 marzo 2015

il coraggio di essere fuori moda



Luisa e Tine, designer di TL-180

nella mia personale classifica intellettuale, il coraggio sta nella top 3. roba forte. ci sono la fantasia, il rispetto, l'onestà, la (quasi) sincerità, la libertà (a parimerito con il coraggio), l'educazione, la follia senza incoscienza, la curiosità, l'ironia (in vetta), il sorriso e le carezze per l'anima.

il coraggio mi ha sempre iptonizzato. perché è una delle caratteristiche più difficili da trovare negli esseri umani. spesso, troppo distratti, pigri, spaventati. ma il coraggio... che coraggio. 

a volte, il coraggio salta fuori quando meno te lo aspetti, può far parte geneticamente di te, può essere un esercizio quotidiano. il coraggio si allena, poi diventa una droga. come la corsa, come lo sport. 

Miuccia Prada è coraggiosa, John Galliano è coraggioso, Gianni Versace era molto coraggioso, Ysl, fragile ma coraggioso come un leone. 

nei momenti difficili, se c'è, il coraggio esce allo scoperto. nei momenti difficili, se hai coraggio, vinci.    

la crisi economica ha destabilizzato anche i grandi marchi. ha creato un nuovo spazio di mercato. non si tratta solo della mancanza di entrate che inibisce i consumi ma della necessità di comprare con consapevolezza. della ricerca di intelligenza nella bellezza. che poi in realtà sono caratteristiche complementari, sinonimi, anche se spesso sembrerebbe il contrario. 

un'amica, qualche anno fa, quando la decrescita era solo una leggera flessione, mi aveva detto: vedrai, è nei periodi di crisi, che la creatività troverà espressione

così è stato. se una consolazione deve esserci. questa è la mia preferita.

mai, come in questi anni, ho sentito il bisogno di cercare altro, al di là dei soliti brand di riferimento, mai come in questi anni, ho visto nascere, crescere, alcuni tra i più interessanti progetti di moda ideati da giovani amici. precisi, sperimentali, diversi, creativi. sempre, fuori moda. fuori trend. senza tempo. o, timeless come si legge sui giornali. belli.

come Blazé (http://www.blaze-milano.com), brand concentrato su un solo prodotto, ma che sia unico e indimenticabile: il blazer (di  cui ho già parlato qui http://lilistella.com/2015/03/21/all-i-need-is-a-blaze/)  e come TL-180.

TL-180, marchio di borse inventato da due migliori amiche, 50% italiane e 50% francesi. T come Tine Pedruzzi. L come Luisa Orsini. 180, come la loro altezza. Le loro borse, prodotte in spagna da piccoli artigiani, sono una diversa dall'altra. In poco tempo, sono diventate pezzi iconici. ancora una volta, diverse, indipendenti, fuori tendenza, internazionali. 
forse, un po' blasé. sicuramente coraggiose. http://tl-180.com

TL-180 primavera-estate 2015




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