domenica 12 ottobre 2014

cattive compagnie

le ragazze senza colletto rotondo

si nasce. con i capelli mossi, gli occhi azzurri, un temperamento irrequieto, un senso di rigore, con le gambe lunghe e le mani da pianista. si nasce. con l'inclinazione alle cattive compagnie, si nasce. ory è nata così. in mezzo a mille bambini con colletto rotondo e bordato di blu, lei sceglierebbe, sempre e comunque, teddy letame.

ultima conquista: eugenio patato. ineducato ribelle sotto il metro che dispensa insulti e calci senza logica. ory finge di ignorarlo, di non esserne attratta, ma lui è sempre lì. ci aspetta nel parcheggio della scuola, si nasconde dietro la nostra macchina verde per spaventarci, offre merendine ripiene di cioccolato, si tuffa a bomba nella corsia sbagliata a nuoto e mi chiama imbranata. lei lo guarda, si gira dall'altra parte, poi però lo chiama. e ride. l'ho beccata, più di una volta, incantata di fronte a teddy letame intento ad aprire con lo scoppio un pacchetto di patatine, a scartare un biscotto multistrato alla nutella. lui è diseducativo, lei lo ammira. io mi attacco al tram. prima di lui c'era stato silvio, coi riccioli e il dito nel naso. e gomasio, quello delle palettate in testa in spiaggia. io sempre attaccata al tram a immaginare un futuro di lacrime e tormento a fissare l'orologio per contare quanto mancherà al ritorno di uno sgommante teddy letame con ory estasiata, e ovviamente sofferente, al seguito.

poi ci sono le amiche. inutili gli appuntamenti settimanali con il club della musica da camera ad alta densità di micro nerd intellettuali dall'aria francese. inutile pure il vano tentativo, se siamo amiche noi-saranno amiche anche loro. no, gli idoli della ory, sono jessy, capelli lunghi fino alle caviglie, barbie in ogni tasca del caftano di sherling pure a ferragosto, smalto e glitter sui guanti senza dita. e la lisa, una che a merenda tira fuori gomme di masticare a 4 anni e ogni tanto si fa i codini frisé.

ory, poi, frequenta quotidianamente belfy, la peggiore delle compagnie in circolazione.

che mi devo fare delle domande?

sabato 11 ottobre 2014

golf all'inglese e zaini di glitter





non scrivo da 1.000 giorni. forse 100.000. facciamo 1 milione. 1 milione di giorni senza blog. né il mio né quello degli altri. 1 milione di giorni fuori dal mondo della rete, ma dentro il mio mondo. non ho più instagram, né facebook. in realtà, non sono stata abbastanza coraggiosa da eliminarli senza possibilità di ripensare. li ho astratti. come dimenticati. trascinati come icone nel cestino del telefono. rivoluzione fu. questo è il racconto di un'estate per niente voyeurista, di un'estate con un sacco di tempo in più da dedicare ad amori e pensieri. un'estate stile prima della rete. un'estate all'antica. un'estate riposante. un'estate un po' più lenta.

certo, ho perso quasi ogni notizia su claudia galanti e kim kardashian. e non so se kate abbia abbandonato le salopette e optato per un look più boombox, pensando al piccolo george . e questo mi dispiace, ma sono libera. ogni tanto, la dipendenza mi assale e sbircio sul telefono di amici e parenti. e grazie alle amiche, quelle vere, che ogni tanto mi mandano una foto su whatsap, per farmi sentire ancora un po' parte del giro. ma, confesso, e non gufo, mi sento fuori dal tunnel.

va bene, parliamo chiaro, che la sincerità è una di quelle caratteristiche di cui sento più la mancanza da quando sono diventata grande: ha vinto il nano. altro che moda. il nano ha vinto 1 milione (come i minuti di disintossicazione) a 0. vinto, stravinto, stracciato. inutile negarlo.

amo ancora la moda. amo il senso della moda. la storia della moda. le storie che la moda racconta e che continuerà a raccontare sempre. amo l'estrema profondità e serietà che è la moda. e continuo ad arrabbiarmi quando certe persone sembrano non rendersene conto. amo il modo di comunicare della moda, di trasformare in pieghe e sfumature, sentimenti universali ancora da codificare. amo la moda. amo immaginare un attimo prima quello che succederà dopo. amo lo stile, affascinante concetto che esula dalla moda, eppure ne è indissolubilmente legato. nel bene e nel male. amo la moda.

me ne infischio, però, di un sacco di altre cose. me ne infischio delle stagioni, dei quadri-tendenza, dei selfie. non mi interessano le borse status, l'ispirazione forzata dai mercati emergenti. quel paio di scarpe fotografate su ogni giornale. le amavo, ora non me ne importa più. mi annoiano i blog di moda (pure il mio). mi mancano i giornali di moda di 20, anche 10, anni fa. mi manca lo street style quando non si camuffava dietro inutili autoscatti studiati a tavolino. mi manca pure l'autoscatto, quando si chiamava ancora autoscatto.

non vado alla settimana della moda da 3 stagioni. a settembre neppure ho guardato le sfilate online. non per sciatteria, fa tutto parte di un processo di disintossicazione che nella mia mente porterà a nuova creatività. come, quando e perché, ancora non è dato di sapere. a marzo, credo che tornerò a farmi un giro milanese, ne ho voglia. mi è tornata la voglia. il distacco, avvicina, quasi ogni volta.

mi è mancato un po' anche il blog. solo un po'. ora di più.

ory&belfy hanno 35 anni. quasi. si vestono da sole (sempre da principesse, 100% acrilico), rispondono male, dichiarano di avere capito un sacco di cose, si pettinano come snoop doog e hanno scoperto l'incredibile valenza dell'idea di "accessorio". scarpe, elastici. borsette, pochette, marsupi, zaini, mollette, bracciali, forcine, collane, corone, tiare, cerchietti, fasce, ali di farfalla, bacchette magiche, sciarpe, foulard, palline, nastrini, spille, cerotti. tutto sempre da mettere insieme.

la mia amica si è innamorata di fedez. direi anche io. un po' meno di lei, nel senso che il cd non lo comprerò. il che mi fa pensare che dietro ogni madre scorrazzante tra musica-danza-nuoto-judo-creta si nasconda una ribelle educata. perché la ribellione, secondo me, non è mai stata maleducata. l'insensibilità è maleducata, la ribellione mai. largo a tutti i fedez del mondo e alle mamme ribelli. quelle nascoste dietro passeggini con ruote da fuori pista.

ory ha cominciato a suonare il violino ed è gasatissima. belfy ha debuttato a scuola, a musica, a nuoto, a salto al piattello. io sono libera, da instagram e, fino alle 15.30, pure dalle mie figlie. che non è niente male. cari uomini, non sapete voi che gioie perdete. no, non parlo della gravidanza, del parto, di quel legame viscerale, della notti bianche, del saggio di natale e del primo tuffo senza braccioli. è che voi non avete idea di cosa significhi, dopo anni di delirante, e urlante, caotica disorganizzazione, fare la spesa da soli. spingere il carrello senza che nessuno si tuffi di testa sul banco del pesce, che con una mano butti giù 32 scatole di pelati, che si nasconda nel freezer dei surgelati e apra, a tradimento, una busta di rotelle di liquirizia che non avevate intenzione di comprare. voi, non ve le potete godere queste sensazioni qui. io sì.

io ho cominciato a giocare golf, ma non al golf fighetto. al golf all'inglese, quello fatto di bastoni vecchi, scarpe ereditate, una sacca sporca d'erba sempre in macchina, maglioni lisi e campi diversi da scoprire in settimana, che costa meno e non c'è nessuno. per giocare con un'amica, con la mamma. spesso da sola, che è un po' come meditare. occhi nel verde, toc di una pallina, qualche airone. l'idea di far finta di avere una strategia, che poi viene sempre stravolta. ed è terapeutico, per chi soffre di manie del controllo, osservare i programmi che saltano.

continuo ad avere una passione per le scarpe da ginnastica e sto cedendo all'anoressia stilistica. colori ridotti a blu, nero e crema. linee poco marcate. basico. essenziale. quella rassicurante convinzione che l'ipotesi di eleggere un outfit-divisa da declinare quotidianamente sia la scelta giusta.

ory ha compiuto 4 anni e sogna i capelli lunghi fino alle ginocchia come rapunzel e come la sua compagnia katie. ha scelto uno zaino pieno di glitter, e nonostante i miei sforzi di crescerla come un essere indipendente, pronto a lottare per costruirsi una vita straordinaria, sogna di essere una principessa, con amiche principesse, molte corone, pietre luccicanti e un principe a cavallo. belfy, copia ory, ma si sveglia tutte le mattine alle 5.30 e non ha ancora smesso di urlare.

e, sì, penso ancora che la musica classica salverà il mondo. e scriverò, credo che continuerò a scrivere. anche di moda.

martedì 10 giugno 2014

metamorfosi estive

ory e belfy dietro tipiche tende da bar in via d'estinzione

fuggite dal sol leone, ci siamo tuffate nel solito paese dove a mala pena c'è campo per fare una telefonata breve.
abbandonate le vesti di figlie di mamma tigre, ory&belfy si sono infilate le crocs, hanno ordinato un ghiacciolo rosa o verde, dimenticato orari e filastrocche.
marito e io abbiamo ballato sospesi su una piscina ricoperta di palloncini colorati.
mentre ory affronta le onde senza braccioli né salvagente, belfy si cimenta in grandi performance senza pannolino.
io, nel frattempo, cedo alla farinata con cipolle e immagino un'estate gipsy, tribale, con qualcosa di afro.
tra maioliche, frida kahlo e un po' di salvador dalì.

sarà un'estate decisamente Stella Jean
















lunedì 2 giugno 2014

i dialoghi del triciclo



le gioie della paternità
belfy: papà, via
papà: dove?
belfy: via, io mamma
papà: povero papà. ma vuoi bene a papà?
belfy: no, mamma
papà: sì. a mamma vuoi bene, ma almeno un po' a papà?
belfy: no


le gioie della paternità parte 2
papà: chi viene a dare un bacio a papà?
belfy: io no


dicono che il conflitto madre-figlia sia un'invenzione del XX secolo
ory: mamma, perché la nonna ha il seno, l'altra nonna pure, e tu no?
io: maleducata


le gioie della paternità parte 3 (versione creepy)
ory: papà, se muori, io ti metto sotto terra
papà: ah, grazie. e poi come fai senza papà?
ory: c'è la mamma


perché loro ti vedono invincibile, infallibile e bellissima
ory: mamma come hai fatto a farti quel taglio in mezzo agli occhi?
io: quale?
ory: questo
io: è una ruga, amore
ory: perché non ti metti un cerotto così guarisce
io: eh, sì, a fantasyland


una famiglia evoluta
ory: giochiamo a bébé. io sono il bébé, tu la mamma
belfy: no, io (sono la) mamma
ory: no, stella tu fai il papà, la mamma fa la mamma
belfy: no, io mamma
ory: no, tu fai il papà
belfy: no, due mamme


escamotage vegani
ory: mamma perché tu non mangi la carne?
io: perché io non mangio animali
ory: e cosa mangi?
io: piante
ory: allora facciamo che la salsiccia è un albero?


suzuki e son soddisfazioni
ory: io non voglio suonare il violino
io: perché amore?
ory: perché non mi piace
io: e cosa ti piace?
ory: il campanello


sui bamboccioni
belfy: mamma, io mamma, lili, papà
io: amore, io sono mamma tua e pure di lili
belfy: no, lili papà. io mamma
io: anche tu sei figlia di papà, amore
belfy: no, io mamma
io: amore, e fatti una vita tua
belfy: sì (con) mamma


e, mollami
ory: mamma perché hai sposato papà?
io: perché lo amavo
ory: anch'io voglio sposarlo
io: e no, amore, l'ho già sposato io
ory: allora sposo te
io: ma papà mi ha già sposato
ory: allora non mi sposo
io: ma sì vedrai che prima o poi troverai qualcuno che ti piace
ory: no
(voce fuori campo) belfy: io, mamma, sposo


heavy metal
ory: mamma, perché avete scelto una stanza gialla per me?
io: perché ci piaceva. ci abbiamo pensato tanto, sai? la nonna d., la nonna e. e io. volevamo che fosse speciale
ory: a me non piace
io: come mai?
ory: perché è brutta
io: come la vorresti?
ory: viola. con il soffitto nero e la porta marrone
io: alegher


vegano a chi?
ory: mamma, papà mi compra lo yogurt con gli smarties
io: ah sì?
ory: sì
io: e quando?
ory: quando andiamo a vivere insieme io e lui. e tu stai in un'altra casa


crederci sempre
ory: mamma, dolce&gabbana quando fa il compleanno?
io: amore, non lo so
ory: andiamo ancora alla festa di dolce&gabbana?
io: sì amore
ory: mamma, posso invitarli alla mia festa?
io: certo, amore
ory: magari vengono e mi portano un lecca lecca rosa
io: sicuro

















giovedì 29 maggio 2014

a te



che sei arrivata una notte di febbraio, dopo un lungo viaggio in treno

a te che eri nel mio destino, infatti ti hanno comprata in saldo

a te che hai un ritratto firmato da Eva Herzigova. altro che pittori di strada

a te che di ory&belfy non te ne sei mai fatta una ragione. e neppure una carezza hai mai concesso senza digrignare i denti. e poi dicono che non esiste più la tempra di un tempo

a te che in aereo sentivi le perturbazioni prima di tutti gli altri, regalandomi minuti di ansia preziosa

a te con cui avrei voluto passare più tempo, tra un pannolino e l'altro, in questi ultimi 3 anni

a te che mi hai accompagnato a un matrimonio a mallorca e avevi pure il posto a tavola

a te che sei venuta al cinema, clandestina

a te che adoravi appallottolarti, a tradimento, sui maglioni di Cucinelli

a te che mi hai mostrato che non si è mai pronti di fronte alla morte, anche se annunciata

a te che non resistevi al fascino delle valigie pulite. altro che cuccia 

a te e a quella volta che mi hai morso e mi è rimasto un canino in mano

a te che hai fatto 100 traslochi 

a te che, ancora una volta, mi hai fatto credere che esista qualcosa che vada oltre la comunicazione verbale. se no, non mi sarei svegliata all'1.44 

a te e agli interminabili viaggi in treno torino/milano e a quelle mattinate nascosta sotto la scrivania

a te che inseguivi palline di post-it gialli

a te che avevi almeno 10 nomi diversi e rispondevi a tutti quanti

a te e alla tua prima sfilata di Blumarine

a te e a tutte quelle notti in cui abbiamo fregato marito, fingendo di farti dormire nella cuccia per terra, mica sotto il piumone 

a te che non hai avuto il tempo di conoscere ory&belfy e sono sicura che se ti avessero vista com'eri prima, ti avrebbero amato perdutamente 

a te che per un pezzo di prosciutto riuscivi a stare dritta su due zampe come un'insegnante di pilates

a te che i miei fidanzati li hai capiti al primo sguardo e se non ti piacevano, non c'era più nulla da fare

a te che alle vendite di Giambattista Valli eri sempre in prima fila, all'angolo del fallato, ricoperta da kg di tulle e seta

a te che al mio matrimonio eri seduta in chiesa sulla passerella e hai abbaiato dopo il nostro sì

a te che se solo avessi immaginato che sarebbe stato ieri, avrei cambiato ogni cosa

a te che hai lasciato in silenzio questa casa. e il mio cuore

a te che ora sei sotto un pesco che guarda verso il castello di moncalieri



ci mancherai

28.5.2014




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