lunedì 7 aprile 2014

coachella, what? noi si va da Dolce&Gabbana, grazie.

io tarzan, tu (belfy) jane


A/R partenza ore 12.32. arrivo ore 13.16. partenza ore 15.21. arrivo ore 16.05.

belfy e il suo primo treno. ory e il suo primo ballo scatenato. io e il mio 6milionesimo treno. abbiamo impacchettato 3 gallette, 89 cambi, qualche pannolino e tante speranze e siamo partite, ancora una volta come renato pozzetto su quel trattore arancione. direzione: jungle party@Dolce&Gabbana. il paradiso del bambino 2.0. micro abiti di pizzo, stampe sicilia, pappagalli multicolor, quadretti di focaccia appena sfornata, vassoi stracolmi di muffin cioccolato e pere. barattoli di vetro molto speciali. altro che marmellata senza zucchero, qui solo marshmallow e vermicelli fluo ricoperti di zucchero. e una mano. quella di belfy.

c'erano anche un leone, una tigre, un coccodrillo, un esploratore magico. da bere acqua di palude per tutti. e c'è chi giura di aver visto hostess impeccabili distribuire stickers. quando siamo arrivate noi, ovviamente erano finiti.

belfy non ha voluto fare la foto con il leone, mi ha volontariamente morso su una nocca della mano, ha picchiato un bambino più grande, reo di aver calpestato un quadratino di focaccia, ha strisciato la candida moquette burro, con decorazioni tribali color cioccolato e pere. tanta fortuna al folletto customizzato Dolce&Gabbana.

ory ha rubato due pappagalli, ma soprattutto ha ballato come se fosse al coachella, tarantolata come la regina della pizzica, convinta come loredana lecciso. per 40 minuti di puro furore (o terrore) ha calcato la pista al ritmo hardcore di chihuahua e la bomba, lasciando basiti tutti i presenti. martina colombari sa di cosa sto parlando. e ancora una volta io dico, mia figlia, questa sconosciuta. abbiamo video che voi umani non potete neppure immaginare.

ancora una volta, come dice marito, siamo ragazze di campagna. e si vede. noi in città si perde la testa. (e una calza, un portachiavi, un peluche a forma di mucchina gialla). ma a noi, piace vivere così, una vita al massimo, di quelle che non si sa mai. noi siamo ragazze da roxy bar.



hai detto, focaccia?

meglio un giorno da leone, che 100 da pecora. basta crederci.
(e non guardare lo sguardo perplesso di ory)

l'esploratore magico


voglio una vita, la voglio piena di guai
(vegani domani)


da sinistra, la tigre, bambina coniglio, ory (in Pupi Solari e H&M)

mercoledì 2 aprile 2014

(a noi piace molto) Anastasia Barbieri



Anastasia Barbieri
fashion editor
Vogue Paris


misurata. maschile+femminile. diversa. francese. antica. coerente. reale. immediata. lei mangia.
leggenda narra che abbia un cugino torinese.
a noi piace molto.
















lunedì 31 marzo 2014

casalinghe che pensano. non solo a quel blazer blu di Zara Studio

io sono una casalinga e faccio ginnastica
(vogue paris)

lui: (in un impeto di orgoglio, rivolto a un collega) pensare che era una mia alunna
io: (con gioia) anch'io professore!
lui: ah già. (e ride) non hai fatto però la carriera che ha fatto lei eh? (e ride ancora)
lei (come è umana lei): ma è una giornalista di moda!
lui: a torino?
io: ogni tanto, mi muovo, sa. col treno
lui: (poco convinto) ah
lei (sempre più umana): ha due bambine anche!
io: ecco, infatti
lui: allora, cosa fai ora a torino?
io: guido molto, cucino cose strane tipo semi e legumi, faccio ginnastica, vedo gente, racconto favole, pulisco divani, tappeti, tende e muri con la gomma da cancellare. poi, anche altro faccio. sto imparando a suonare uno strumento con mia figlia. tipo.


oggi ho visto la mia amica, vicina di banco, compagna di mille avventure, diurne e notturne. sono passati 1.000 anni. lei è diventata mega direttore generale dello spazio universo. è tornata a torino a raccontare il suo sogno che si realizza, ha parlato di fronte a centinaia di persone con consapevole sobrietà. io, l'ho ascoltata parlare, con gli occhi lucidi, nascosta dietro un blazer sporco di gessetto verde acquamarina e un cece appiccicato tra i capelli. 

e ho pensato:
- che sarebbe stato meglio non mettere l'aglio nell'humus, almeno oggi. o almeno togliermi il cece dai capelli
- a quella notte passata sotto al monte dei cappuccini a chiacchierare fino all'alba. lei, la mamma dell'oracola e io. allora, ho chiamato la mamma dell'oracola per piangere un po' insieme ricordando i bei tempi che furono. la mamma dell'oracola, però, compita in una sessione da cintura nera di aerosol non si è commossa. cuore di pietra, che non sei altro
- che probabilmente mentre lei sta parlando con alex majoli e paolo scaroni, io sono in conference call con enzino da nichelino per definire il colore dell'aggrappante antiruggine da passare sul divanetto di ferro in giardino
- che domani andrò a comprarmi quel blazer blu di Zara Studio. me ne infischio dell'acrilico
- sarà la nostalgia? dei 20 anni, delle mie amiche, oggi quasi tutte lontane, di quei pensieri scambiati ogni giorno con i colleghi, così diversi, ma sempre in movimento, veloci, inaspettati
- a walter white. cosa starà facendo? e skyler? i bambini?
- che non ne posso più dei social network. e pure dell'iphone. sogno un nokia vintage
- domani è martedì? o mercoledì?
- ory è malata, chissà quanto incuberà belfy questa volta
- vorrei un ricoperto di soya al cioccolato. di quelli mini che ho nel freezer

qualche ora dopo:

ory: mamma cosa c'è dentro la testa?
io: il cervello
ory: che cos'è il cervello?
io: una specie di spugna che ci permette di fare tutto ciò che facciamo. parlare, mangiare, disegnare, fare le torri con i cubetti di legno, giocare a trenino
ory: il cervello ce li ha gli occhi?
io: no amore
ory: e la bocca e il naso?
io: no amore, ora però dormi che hai la febbre
ory: il cervello dorme?
io: quasi. diciamo che dorme quando dormi tu. quindi dormi così si riposa anche il cervello
ory: ma tu ce l'hai il cervello, mamma?
io: certo che ce l'ho. tutti ce l'hanno
ory: pensavo che non ce l'avessi tu, mamma

che avrò fatto la scelta giusta?
a moncalieri. sono le 21.22 e tutto va bene





mercoledì 26 marzo 2014

loro si sono dimenticati yellow. io no.




avrei dovuto scrivere un post dal titolo cuore di papà, ispirato dalle impareggiabili, e politicamente scorrette, performance di marito che riscuotono un enorme successo di pubblico (ory esulta, mentre belfy improvvisa trenini in corridoio) a casa simpson. un esempio: l'urlo delle 8.22 a.m ipaddataaaa, al suono del quale la nostra primogenita in procinto di andare a scuola, dopo essere stata lavata-vestita-stirata-colazionata con immensa fatica da me medesima, getta la cartella al vento, il diario ai posteri, la merenda giù dalla finestra, e rincula correndo su per le scale, incollandosi allo schermo dell'ipad come una vongola al guazzetto. la secondogenita nel frattempo, rotola su se stessa con un bolo di muesli tra le mani, compiendo un tuffo di testa (con bolo) sul mio cuscino (sempre con bolo). finale: il bolo si francobollizza sul mio cuscino. per sempre.

questo post,  me lo sono pensato per giorni, mentre portavo a termine il mio quotidiano dovere di chauffeur. avevo immaginato la foto d'apertura e il finale. l'ispirazione era parecchio invadente dopo quel pomeriggio in cui marito ci ha portate tutte quante al motorvillage di mirafiori per provare le macchine. e le bambine si sono divertite manco fossero a casa di susy pecora, mentre il giorno dopo quando io le ho entusiasticamente accompagnate a teatro, una ha pianto per un'ora, l'altra ha chiesto durante tutto lo spettacolo a marito, papà mi offri un aperitivo al bar del teatro con acqua con bolle e patatine?

motorvillage-teatro: 30 a 1

poi, un'ombra pesante come un macigno è calata su casa simpson. tutto è finito.

gwyneth e chris. chris e gwyneth. gwyneth e chris. chris e gwyneth.

maledizione, gwyneth e chris. sono affranta, scorata come una qualsiasi 16enne nel giorno in cui simon le bon decise di sposarsi per davvero. perché? perché? ma non potevate stare insieme almeno per finta, come fanno tutti? ma vi pare? conosco decine di famiglie farlocche che vanno avanti da una vita e voi ci mollate così? ma fingete piuttosto, per diamine. che c'è gente che soffre qui.

gwyneth e chris. chris e gwyneth. lui, fotografato con bionde diverse nel corso degli anni (ma dove la trovi una meglio della gwyneth? non esiste una meglio, sciagurato), lei con i bambini al parco (l'ho sempre detto che i giardinetti sono snervanti anche per le menti più quiete).
poi, lei vola a los angeles, perché fa caldo, dice. forse lei ha un nuovo amore, si mormora. non ci credo, non ha neppure i capelli, quell'avvocato yorn. non ci sto. e yellow ve la siete dimenticata?

poi lui scrive magic (and if you were to ask me after all that we've been through, still believe in magic). soffre. avrà sbagliato. io mi illudo e spero. tié. ieri la dichiarazione ufficiale su goop.com. conscious uncopling, lo chiama lei. dice pure che ha il cuore in pezzi, che si ameranno sempre anche se resteranno separati, che ci hanno provato e che sono una famiglia. ora e sempre. bla bla bla. e quella terrificante foto perfetta. loro due su un prato. incredibili. yellow, se la sono dimenticata, temo.

adesso? noi? noi povere casalinghe? noi che ci abbiamo sempre creduto? come faremo noi a continuare a crederci se avete smesso di crederci voi due. biondi, belli, snelli, bio. cosa ci resta, adesso? alexa chung neppure è sposata.





lunedì 24 marzo 2014

persi sopra un cumulo di neve con qualche quadratino di cioccolato fondente





ci siamo nascosti dentro un bosco di pini. abbiamo fatto una corsa fino alla cima della montagna più alta. siamo rotolate a valle. qualcuno giura di aver visto ory&belfy con gli sci ai piedi. il campo, come sempre, non c'era. tacche, neppure mezza. non ci resta che il campo di patate ricoperto di neve. abbiamo mangiato a premi. chi suona, per finta, il violino di plexi: un quadratino di cioccolato fondente. chi prende la seconda seggiovia: un ovetto con sorpresa. il rigore l'abbiamo lasciato in provincia di cuneo. se ne riparla a fine stagione.

marito si è dato alla macchia (metropolitana) e noi ce la siamo presa comoda. in pijama alle 7. tanto tempo per leggere, subito dopo lilli e il vagabondo. e vaglielo a spiegare tu cosa vuol dire vagabondo. quello che vorrebbe essere mamma, ho risposto. una ballerina?, ha detto lei. no, un vagabondo. uno che vaga per il mondo. senza casa, ho ribadito. uh, poverino, ha detto lei, che freddo, ma se sei vagabondo dove le metti le tue cose, tipo i libri, le giacche, le forbici che tagliano a ondina? e hai ragione pure tu, meglio qui, a casa, con te, belfy e papà, che se no le cose dove le metto, poi, se sto in madagscar con lo zaino in spalla. e dove le metto?


ory, belfy e io, per i monti. a contare i secondi che servono per far sciogliere la neve sul dito. poi, siamo tornate. che il disgelo (e la lezione di suzuki) abbia inizio. per immaginare materiche composizioni tribali di Riccardo Tisci@Givenchy, per ripetere costanti pensieri oxford tra Alexander Wang e Balenciaga e visualizzare energia street art da Prada, Céline e Chanel. siamo tornate ed è arrivata la primavera. qualcuno ha un antistaminico, per favore?



aspettando quell'amico che è sempre in ritardo

nascoste in un bosco

mangiatrice professionista di neve

che devo prenderla pure io la seggiovia?


c'è chi scia (in plastica), chi va in bob, chi si mette un piumino con le montagne, le nuvole e il sole


e molla 'sto bastoncino



il rientro in calzamaglia
la primavera, le margherite, le sovrapposizioni tribali di Givenchy e le camicie oxford di Alexander Wang




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