lunedì 2 marzo 2015

il rosa di Prada

Prada autunno-inverno 2015

doveva arrivare. lo si aspettava. perché è coraggioso, ironico, sottile, romantico, forte e deciso. rosa. soft, ma anche pop. come la sfilata di Prada, autunno-inverno 2015. dove i tailleur dimenticano il nero, senza perdere rigore. anzi.

incrostazioni, tessuti rigidi, fiocchi tagliati a vivo, continui interventi, quasi chirurgici.

rosa. dolce e violento. un impatto. preciso e affilato. come quelle decisioni inevitabili, un po' folli ma che definiscono il senso della vita. quelle decisioni da prendere con il cuore in gola, senza fiato. le mie decisioni. le vostre.

rosa, che non è un colore per donne. neppure un colore di primavera. sarebbe troppo facile. sarà il colore della neve, delle giornate corte, delle parole che diventano nuvole d'aria quando fa freddo. sarà il colore di natale e dei giorni della merla. sarà il colore con cui aprire regali, stilare improbabili propositi, esprimere desideri, mangiare quell'ultima fetta di panettone.

rosa, l'ennesima poesia di Miuccia Prada. contemporanea, per nulla romantica. e quella giacca peacot che non mi dimentico.

rosa. come il maxi pull che ho scelto stamattina, tenendo fede al mio impegno: usare tutti i vestiti che ho nell'armadio, invece di comprarne di nuovi. rosa come il pettorale che indosserò domenica, in occasione di una giornata speciale, di una corsa che significa molto di più di un traguardo da tagliare. rosa, è il colore di torinodonna.it.

lunedì 16 febbraio 2015

sogni, pensieri, corsa


sognano. i genitori sognano. sognano molto e senza sosta. pensano e sognano. sognano e pensano. a come sarà, come dovrebbe essere. sognano per i loro figli. sognano tanto. io sogno. penso e sogno. sogno e penso. e quando sogno, cambio spesso idea, ma continuo a sognare.

ho sognato di fermarmi un attimo. a respirare. perché se davvero mi devo augurare qualcosa. a parte che entrino a cambridge (o oxford o almeno st. andrews, per diamine) e passino quattro anni entusiasmanti tra menti illuminate. ecco, tornando sulla terra, quando davvero sogno, sogno, per loro, una vita diversa.

una vita fuori tempo. senza bombardamenti non stop di informazioni. senza avere tutto a portata di mano. sogno una nicchia. un lavoro che per farlo non occorra alcun computer né tablet. sogno un'orchestra o un balletto. o un foglio bianco per disegnare. mica quaderni con i bordi già fatti da colorare. sogno che spengano il cellulare. sogno di andare in un negozio a comprare un golf. non di farlo su internet con un click, un carrello virtuale. sogno di parlare con una signora di una certa età e di farmi spiegare perché ha preso un aereo per scegliere proprio quel colore. e non quell'altro.

sogno che coltivino la verdura in un piccolo orto e che telefonino agli amici. che vedano gli amici. che parlino con i loro amici, guardandoli negli occhi. e che raccontino loro di quel meraviglioso lavoro che travolge le loro vite. che anche se magari non guadagneranno molto, loro per lavorare il computer non l'hanno mai usato e non importa se non potranno cambiare abito ogni mese. perché loro preferiranno comprare poco, ma bene. scegliere il talento, l'artigianilità, l'idea. non la produzione seriale a basso costo che sta distruggendo ogni creatività.

sogno mentre guardiamo cenerentola al carignano a torino ed è vero, le principesse esistono ancora, solo che le corone ora se le mettono da sole. sogno mentre ascolto julian rachlin che muove le dita a una velocità incredibile. e non sulla tastiera. sogno, mentre corro, guardo scorrere gli alberi, sento il rumore del fiume e penso che se vorremo, questo mondo, riusciremo a farlo rallentare un po' (torinodonna.it)

lunedì 9 febbraio 2015

io ballo, tu?



penso che è quasi primavera e ory&belfy continuano a "sciare". io, invece, ho sciato una sola volta, ma ho cominciato a ballare. mi accorgo che è quasi primavera perché quando esco da violino non è più buio, sulla strada di casa, da un po', sono spuntati gli ellebori. mi accorgo che è primavera perché ho 1.000 idee al secondo. tra cui cominciare a correre seriamente. e non è merito solo della primavera o di una ritrovata perduta volontà, ma di qualche persona speciale che mi ha trascinato in un bel progetto di cui vi parlerò tra poco. e magari, chissà, anch'io correrò una maratona. un giorno. nel frattempo, mi dedico alla costruzione di puzzle a 3 dimensioni e ho imparato a fare treccine professionali. ory&belfy sono malate dal 1923. ory cambia camicia da notte ogni 2 o 3 ore come una valletta di San Remo, si lega un pareo in testa per assomigliare a elsa di frozen e indossa scarpe color oro. belfy sembra kurt cobain poco prima del suicidio. io mi domando se davvero bill gates lascerà tutto in beneficenza e poco o nulla ai suoi figli. e se lo farà, sarò d'accordo con lui. e mentre rifletto sul futuro della famiglia gates, mi preparo per giocare a ballerine. davvero, è quasi primavera. ho voglia di ballare. molta voglia di ballare (e di correre, correre e continuare a correre. con voi www.torinodonna.it)









 






lunedì 2 febbraio 2015

capelli vegani?




tre anni fa sono diventata quasi-vegana. in concomitanza con la nascita di belfy, tra l'altro, e credo che inconsciamente sia stato il mio modo istintivo per sopravvivere all'uragano figlia n.2. dico quasi, perché spesso, e con gioia, mi piace sgarrare. sinceramente, però, questo drastico cambiamento alimentare non mi ha portato che benefici, in ogni ambito della mia vita. 

ho scelto di essere quasi-vegana per più di una ragione. etica, intellettuale, salutista. e ne sono felice. anche la vita sociale è molto migliorata. all'inizio, uscire era complicato, difficile trovare qualcosa che io potessi tranquillamente mangiare al ristorante, per non parlare dei pregiudizi della persone. insomma, mi hanno sfottuto per un annetto buono. poi, qualcosa è cambiato, e oggi vedo tanti mariti o fidanzati delle mie amiche, raccontarmi che hanno assaggiato il miglio e dirmi non è poi così male. e io, gongolo, gongolo e rigongolo, sognando un mondo quasi-vegano. quanto al mio, di marito, anche lui se ne è fatto una ragione. e gli hamburger vegetariani li mangia con gioia. la chianina, pure.

da una scelta ne consegue spesso un'altra. così, oltre ad apprezzare e cercare di imparare a cucinare nuovi cibi per la mia famiglia e per me, sto sperimento sempre di più. dopo aver ceduto alle lusinghe di borse e scarpe. (maledetta, Sara Battaglia). ormai, sono più che convinta che se clutch e décolletées devono essere, che siano di Stella McCartney. o di chi, come altri brand, ormai immagina prodotti cruelty-free. ho provato prima di natale un paio di bellissimi anfibi vegani dr. Martin's che ho messo nella lista dei desideri. vivo in sneakers e non guardo più con orrore le ballerine di Zara per ory&belfy che non sono di pelle. anzi!

per il resto, abbiamo gli armadi pieni di qualunque cosa, per cui forse la scelta veramente vegana e giusta sarebbe quella di non comprare proprio niente. eppure continuo a pensare a quella shopping superstellaheroes che ogni giorno click o, ingrandisco, giro e rigiro sul mio mac. resisterò? boh.

delle borracce ho già parlato, della macchina a metano pure. dunque, in attesa che io mi metta a girare in saio e a urlare anche i mirtilli hanno un'anima. a quel punto, però, rinchiudetemi in una salumeria e gettate pure la chiave, vorrei raccontare il mio ultimo esperimento.

i capelli. già. perché visto che mangio orzo e riso integrale bio, estraggo succhi, faccio più sport di heather parisi ai tempi di fantastico, perché diavolo mi devo ricoprire la testa di silicone, derivati del petrolio e chissà cosa altro? ragion per cui, da qualche settimana ho provato a seguire l'ondata americana del no-poo (no shampoo), movimento che sta facendo sempre più seguaci e che consiste, appunto, nel non lavarsi i capelli con shampoo, ma solo con bicarbonato. 

digitando online, le parole no-poo, si trova di tutto. ci sono tantissimi blog che ne parlano, articoli e video. ovviamente il consiglio è di disintossicarsi gradualmente, passando da uno shampoo industriale a uno bio artigiane a base di erbe per poi arrivare al bicarbonato. io, che non ho mezze misure, ho gettato dalla finestra shu-uemura e mi sono ricoperta la testa di bicarbonato, dal pomeriggio alla sera. devo dire, che il primo giorno sembravo maga-magò. o albert einstein ai tempi della teoria della relatività. (come hairstyling, non di certo come neuroni). ma giorno dopo giorno, la situazione è decisamente migliorata. e ora, sono una persona normale e mi pare quasi di non notare differenze estetiche tra il prima e dopo.

esperimento riuscito, quindi. anche se ci sono alcune variabili da perfezionare. il profumo, per esempio. mi manca quell'odore di shampoo. il bicarbonato non sa di niente. quindi, dovrò organizzarmi con qualche olio essenziale. anche sulla questione tattile, devo perfezionare. se tocco i capelli, mi accorgo che non sono così soffici come quando li inondavo con sei litri di balsamo. per cui, vorrei capire cosa, 100%naturale, potrei usare al posto del balsamo. e, magari alternare un prodotto detergente al bicarbonato per evitare di pulire "troppo" i capelli, visto che il bicarbonato pulisce molto più dello shampoo normale. 

ecco qui, ho confessato. la prossima volta, parlerò di creme, lo sento. cominciate ad accordarvi con un salumiere di vostra fiducia, per farmi chiudere dentro a doppia mandata. grazie.

vi ho già detto di allenarvi? ci vediamo l'8 marzo in piazza San Carlo a Torino e si corre! iscrivetevi qui: torinodonna.it



martedì 27 gennaio 2015

il lunedì è detox, che il sabato è stato molto intox



 regole di sopravvivenza post week end tra polente, tortellini e fiumi di cabernet

- prima colazione: the bancha con 1 cucchiaino di salsa di soya (tamari). lo zucchero, dimenticatelo. per sempre.

- lunch: stufare a fuoco basso, in una padella antiaderente, 250 gr di catalogna lavata e non asciugata per 10 minuti. condire con un filo (un filo, eh) di olio crudo e un cucchiaio di gomasio + 50 gr di riso integrale condito con un cucchiaio di miso d'orzo e olio crudo.

- merenda: 5 noci da sgusciare sul momento e 3 carote.

- dinner: 80 gr di pasta di grano saraceno (senza glutine) con verza saltata in padella con cipolla di tropea. dopo 1 ora e mezza dal lauto pasto; bere 15 litri di tisana per ingannare la fame e far finta di essere molto in pace con il vostro stomaco.

tanta fortuna a voi e a me, che non credo di avere la forza di volontà per resistere alle tentazioni, ma siccome è lunedì e dopo questo week end (e quello prima, e quello ancora prima) peso 900, vorrei crederci.

e correte, correte, correte. e se non vi siete ancora iscritti, fatelo ora (correndo mentre clickate): torinodonna.it

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