mercoledì 24 agosto 2011

(quasi) come cantava madonna (ai tempi in cui era mora e molto più giusta), is the power of goodbye


ecco cosa mi succede. che in quei momenti in cui sono tranquilla prima di addormentarmi, a volte, basta una parola, magari sentita alla tv: "collega". e allora mi sento come un mulinello giù nel centro dello stomaco, in fondo in fondo, e penso: per quanto tempo ancora nessuno mi chiamerà così? e poi ci sono le solite domande, anche se ormai sono sempre meno. non sarà un po' folle lasciar scivolare via 10 anni di esperienza? riuscirò, se ne sentirò il bisogno, a rientrare nel giro? perderò per sempre una parte di me o esisto davvero anche senza il mio lavoro? in fondo non ho fatto molto altro negli ultimi 10 anni. e quando il mondo sarà definitivamente cambiato, io che ruolo avrò? e la mia assunzione a tempo indeterminato nel giornale più giusto dello spazio-universo, sudata con tutte le mie forze, anno dopo anno a partire dall'oscura, quanto mai formativa, epoca-bardiniana (fase che merita un capitolo, o 25, a sé) non meriterebbe un trattamento migliore? e amici e parenti riusciranno a sopportare l'idea di avermi intorno come mamma felice e un po' sciatta, che a volte nemmeno mi accorgo come sono vestita e le galosce di Decathlon non sono niente male nemmeno d'estate, e non più come modaiola devota, sacrificata alla causa? poi basta che lei, che nemmeno ha un anno, si svegli e si ricordi che non c'è bisogno di piangere per far capire a marito quello che vuole, basta ragionare: e allora sì che se gattona fino alla seconda porta sulla sinistra, si alza in piedi e con tutta la sua forza spinge, con entrambe le mani, la porta, riesce ad aprirla. e mancano solo due passi per arrivare al comodino, prendere la scatola con i semi di zucca, rovesciarmela addosso, svegliarmi per poi appoggiarmi la testa, di lato, vicino alla guancia. bastano 10 minuti così per sapere che anche se ci vuole molto più coraggio a prendere la scelta giusta piuttosto che quella sbagliata, quando è fatta, è fatta e se senti che non puoi fare altro rispetto a quello che fai, allora sì che è davvero quella giusta. e come potrebbe essere altrimenti (semi di zucca compresi). e voglio credere che anche Yves Saint Laurent, dal suo ben retiro a marrakesh, l'avrebbe pensata proprio come me.

venerdì 12 agosto 2011

mia figlia, lo scrondo


c'è un momento, verso l'anno, in cui il tenero bebè, du-du-du-da-da-da, si trasforma nello scrondo, temibile creatura verde rame, ribelle, ingestibile ma soprattutto cafonissima. succede che quei mesi meravigliosi densi di tenerezza e amore viscerale si dissolvono in un sol istante, quasi che non fossero mai esistiti, presto inghiottiti da un rutto cavernicolo che nemmeno il re degli hooligans dopo un contest di birra a manchester riuscirebbe a produrre. quel giorno per noi è arrivato oggi. l'oronzo se n'è andato e ha lasciato il posto allo scrondo (rimpiango i tempi dell'avatar). ed ecco che lo spaventevole essere verde si è impossessato della nostra docile figlia vestita di rosa verso le 12.00 quando l'oronza piuttosto che mangiare i soliti maccheroncini, oggi al manzo, ha preferito delirare come angelina jolie nel film ragazze interrotte. causa scatenante: la presenza, quanto mai sbadata, di almeno una decina di grissini sul tavolo della colazione. apriti cielo, che piovano fulmini e si scateni l'inferno. l'ormai scrondo non è più sceso a compromessi: urla, pianti inconsolabili, infinita serie di no con la testa e auto-manate, prima sulla pappa poi sulle orecchie (tipico segno di nervosismo under 24 mesi) e ancora, numerosi tentativi di suicidio con lancio dal seggiolone, talmente ripetuti da convincere marito e me a tirare giù lo spaventoso esserino verde rame dal suddetto seggiolone. e allora, calabria mon amour. ancora strepiti, pianti, questa volta sdraiato a terra in segno di disperazione assoluta, di quelle che non troveranno mai pace, nemmeno nell'aldilà, e poi gattonamento isterico e senza meta, talmente fulmineo da produrre almeno una trentina di testate su qualunque mobile di casa. e non sto a raccontare il resto della giornata, perché forse è andata pure peggio. lo scrondo, ora sedato con largo anticipo grazie all'aiuto di 76 ciucci a rotazione (mi sembra di aver visto marito annodargliene qualcuno anche tra i capelli), dorme, o così sembra, nel suo lettino da campeggio babybjorn, ma non se n'è andato e abbiamo tutti paura, tanta paura. non resta che sperare, e come diceva rossella domani è un altro giorno. oronza ci manchi.

domenica 7 agosto 2011

altezza (1509 mt sopra il livello del mare), mezza bellezza

marito ed io & una tranquilla vacanza in vetta


giusto così, per aggiornare. siamo in vacanza in montagna tutti insieme come una vera famiglia: marito, oronza, ciliegia, siGnorina ed io. anzi, ory, cily, siGno e moi siamo qui dal 20 luglio, muntagnine a tutti gli effetti, tra poco ci daranno una scultura di toma a simbolo della cittadinanza onoraria. io mangio tutto il giorno perché, si sa, il fresco fa languore, ormai sono sbidonata e quindi non mi restano che un piao di leggings XXL perciò che mi tengo a fare? e poi, maledetto il giorno che l'ho incontrato, mi sono imbattuta nel Formaggiaio Del Lago Nero. quindi: crescenza, paglierine, fiocchetti, gorgonzola e pioggia, anzi uragani, di burro. tipo che me lo mangio con tutto, pure con l'insalata. insomma non sono proprio una smilza, ma in montagna, si sa, il fresco fa languore. aridaje. ory, nel frattempo, è felice come una pasqua, va tutti i giorni ai giardinetti, è sempre la più piccola, a volte perde una scarpa, un cappello, un secchiello, certi altri si piglia una sberla dai "più grandi", ma si sa, la vita prima ti dà, poi ti toglie. ciliegia, invece, pensa di essere in alaska e vive ricoperta di pile e non esce mai di casa. siGnorina, poi, ha problemi di pancia un po' per il freddo, un po' per l'altitudine, russa parecchio e si sta facendo una vita sua, insomma noi non la vediamo quasi mai. marito, infine, si occupa un po' di tutti cercando di mantenere la calma in casa, anche se qui non è che poi succeda un granché. tipo oggi. stamattina marito e io, siamo scesi in città per partecipare a una messa, la porta della chiesa era inspiegabilmente chiusa, ma sono riuscita ad aprirla dando una bella botta in testa alla nonna della mia amica bionda che tentava di aprire dall'interno, mentre io, ormai detta cicciobbbombolorockaliascicciocapriccio da tutta la famiglia (pure da ory che non parla) con la forza di greyskull c'ho dato dentro fino ad aprire il portone centenario sulla povera testa della povera nonna. che con grande eleganza ha detto:"no, ma sto bene, ogni botta è una novità, le botte nella vita portano cose buone". e io l'ho ammirata tantissimo. poi siamo andati da eataly, paradisiaco e venerato supermercato-ristorante nonché vanto cittadino, a mangiare ma soprattutto a bere perché io dopo aver trangugiato una prima colazione a base di burro, burro e burro, percepivo una certa arsura. lì, però, mi sono lasciata andare, marito dice che mi sono mangiata tutto il banchetto di eataly e che a un certo punto mi ha visto pure ingoiare un tovagliolo. io non ci credo, ma un pochino forse ci credo. poi siamo tornati. sui monti diluviava, ma siamo dovuti uscire per cercare la scarpa perduta in nostra assenza, e mai ritrovata, dell'oronza che essendo rimasta senza scarpe si è presentata a -20 in calze. a quel punto, marito ispirato ha deciso di comprare un nuovo paio di scarpe montane all'oronza: new balance taglia 20 per nemmeno 8 cm, il tutto per un totale di 55 euri ?!?!?!?!?! (ammazza, e che è? le ha disegnate Brian Atwood?). poi siamo andati a prendere un aperitivo (alle 17.30, tipico orario da aperitivo pre bagno-pappa-denti-digestione-carillon-ciuccio-nanna per neogenitori possessori di oronzi sotto l'anno) e io ho detto: "guardami l'oronzo che prendo il gilet dal passeggino", marito si è distratto e l'oronzo in leggings a cuoricini e Moncler rosa polvere ne ha approfittato per tuffarsi in una pozzanghera di fango e peli di cane. ciao aperitivo, ciao weiss, ciao acqua tonica senza ghiaccio né limone, ciao patatine. meglio denudare l'oronzo e trasportarlo avvolto in una pashmina, completamente nudo, in mezzo al paese in preda a un delirio baccanale per l'attesissima sagra della mini frittella di sauze d'oulx, sotto la pioggia fino a casa, pregando che non si ammalasse. poi bagno caldo, doppia testata con conseguente bernoccolo double durante un inutile tentativo di fuga dalla vasca, plateale taglio delle unghie con urla da scuoiamento, pappa con lancio dell'acqua e due manate al portatile di mamma, giusto quel tanto che basta per renderlo nero come la pece che pare un negativo che non so bene nemmeno cosa scrivo che ora è tutto fluo. insomma, nulla di che, non succede mai nulla qui, non capisco perché marito si lamenta, che barba, che noia, che noia, che barba.

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